La mostra personale di Pierluigi Romani apre sabato 31 gennaio 2026 al Palazzo delle Esposizioni della Fondazione Banca del Monte di Lucca, in Piazza San Martino n.7. Per la prima volta saranno mostrati al pubblico oltre 30 dipinti dell’artista lucchese.
La mostra è curata da Alessandra Trabucchi.
Catalogo edito da Maria Pacini Fazzi Editore.
Apertura della mostra dal martedì alla domenica, dalle 15.00 alle 19.00 con ingresso libero, fino al 22 febbraio 2026.
“L’opera di Pierluigi Romani si contraddistingue per la vocazione del pittore alla spettacolarità delle composizioni, per gli effetti immaginifici, ma riconoscibili, per i paesaggi dai richiami visionari nel senso di visio, l’atto del vedere, infatti l’aspetto visionario non si esaurisce nella raffigurazione del soggetto, ma probabilmente diventa una delle chiavi d’accesso per l’interpretazione della produzione pittorica di Romani. Alcune opere della fine degli anni Novanta presentano la scelta tematica del mezzo aereo, come anche degli scali aeroportuali; si tratta dell’inizio di un decisivo cambiamento di punto di vista: sempre più verso l’alto, uno sguardo ad ampio raggio sulle paludi, sui canali, sugli acquitrini, su una natura densa di fitta vegetazione arborea.
I quadri esposti in questa occasione sono accomunati da viste a volo d’uccello (più visibili in alcune opere) che sprofondano verso il basso, si insinuano negli intricati paesaggi. L’acqua è un elemento vitale che raccoglie la luce nelle tenebre cromatiche e stratificate della pittura di Romani. Così come nei quadri dedicati a Vagli, in Garfagnana, il paesaggio aereo è attraversato da elementi antropici sottili, le passerelle orizzontali che sembrano creare dei quasi impercettibili ostacoli nel percorso del tragitto del punto di vista. Il brulichio dei segni diventa una caratteristica a cui lo spettatore può far riferimento per non perdere l’orientamento, perché vedere dall’alto non è sempre semplice, può far perdere i riferimenti, creare piani sfalsati, rimandi, nuove aperture su habitat inaspettati. In questo percorso espositivo le fasi differenti della produzione pittorica di Romani e che provengono anche dal passato, si confermano nella magnifica volontà di creare luoghi, a volte anche in forma di archeologie della memoria con i grandi teatri che si ergono sull’intera tela proponendo un tragitto in cui i temi e i soggetti pittorici si sono stratificati e sovrapposti, con effetti di simultaneità e in cui il tempo e lo spazio permettono di sprofondare nell’opera artistica, liberamente, perché ciascuno possa atterrare con lo sguardo nel modo più consono, nel punto più nascosto, ma che si è rivelato improvvisamente.” [estratto dal catalogo] Alessandra Trabucchi, curatrice della mostra e autrice del testo critico in catalogo